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Dematerializzazione promemoria, Federfarma replica ad Assofarm.

Sui progetti di dematerializzazione avanzata coltivati dalla Regione Veneto, Assofarm non fa altro che giocare con le parole. E fa finta di non capire che se l’operazione passasse così com’è congegnata oggi, le farmacie dovrebbero sopportare un appesantimento di costi e burocrazia mentre gli assistiti patirebbero un allentamento delle garanzie su privacy e dispensazione. E’ la risposta di Federfarma al comunicato con cui ieri Assofarm, l’associazione che rappresenta le farmacie pubbliche, ha riaperto la polemica sul confronto tecnico in corso tra Regione Veneto e sindacati delle farmacie per l’abolizione del promemoria cartaceo.

«Non è possibile frenare il progresso e l’innovazione» aveva dichiarato Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm «le farmacie comunali hanno sin dal primo momento collaborato con gli organismi preposti affinché si potesse giungere, in tempi brevi, alla completa dematerializzazione della ricetta cartacea». Immediata la replica di Federfarma nazionale, con la presidente nazionale Annarosa Racca: «Quella che Gizzi chiama la “completa” dematerializzazione della ricetta cartacea si concretizzerebbe soltanto negli ambulatori, dove non si stamperebbe più il promemoria. Ma non nelle farmacie, dove si dovrebbe cominciare a usare la carta per attaccare le fustelle».

Poi ci sarebbero le ricadute sui pazienti. «In caso di inaccessibilità al Sar da parte della farmacia per problemi tecnici» osserva Gianni Petrosillo, amministratore delegato di Promofarma «il progetto ipotizza come contromisura l’accesso al fascicolo sanitario elettronico tramite dispositivo mobile oppure attraverso un call center. Nel primo caso la soluzione è quasi inesistente, perché se il Sar è offline via Adsl lo è anche via “mobile”; nel secondo, invece, si innescherebbero problemi di sicurezza per il cittadino e di responsabilità professionale». Nel caso, poi, in cui un assistito dovesse usare la ricetta dem in una farmacia di altra regione, dovrebbe prima dotarsi di un’app con la quale collegarsi al proprio fascicolo sanitario.

Le perplessità di Federfarma nei confronti del progetto veneto, tuttavia, non vanno intese come una resistenza pregiudiziale all’innovazione. «Ne è prova» ricorda di nuovo Racca «la fattiva collaborazione che stiamo prestando al tavolo tecnico con la Regione, così come i contributi offerti in altre regioni su analoghi programmi. Un sindacato che faccia seriamente gli interessi dei suoi associati, tuttavia, non può mettere l’innovazione tecnologica davanti alla richiesta di adeguate garanzie per i propri iscritti. E tra queste garanzie, ci deve anche essere quella di mantenere ogni progettualità nella cornice della Convenzione vigente, al di fuori della quale cadono tutte le tutele verso l’azienda farmacia, che tra le altre cose anticipa con oneri a proprio carico le forniture al Ssn».

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